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Nicola Martinelli - Il sarto di Guareschi

Prendi un uomo avido di sapere, che, complice una realtà contadina e di guerra, si ritrova costretto ad emigrare per poter rincorrere i propri sogni;
prendi un giovane artista italiano, uno scrittore, un uomo in grado di cogliere il lato ironico nascosto nella grettezza della vita;
traccia i contorni della loro grande personalità con il fil rouge dell'arte e falli incontrare nella Milano bene degli anni '50... Ecco, ora sai come comincia l'impresa di Nicola Martinelli. 

Nicola Martinelli, classe 1925, cresce in una famiglia unita ma di umili origini. Dotato di grande intuito e vivacità intellettuale, da bambino sopperisce il desiderio di lettura aiutando la madre nell'allevare i bachi da seta.

Se la sua passione per i tessuti nasca da qui non ci è dato sapere, ma di certo il ricordo di quei preziosi bruchi e del loro incessante ruminare durante la notte, ha guidato le forbici di quello che anni dopo, a Milano, fu lo stilista della bottega di sartoria più famosa d'Italia.

Arrivò nella capitale meneghina il 4 maggio del '49, proprio il giorno della tragedia di Superga; un dolore che amplificò quello più sordo e sottile dell'allontanamento da casa e della paura che attanaglia prima dell'inizio di una nuova sfida. Con lui il fratello Renato e la sorella Endria. Le attività della sartoria Martinelli iniziano da via Lomellina.

In poco tempo, grazie all'abile passaparola di una intraprendente cugina “con el cor en man”, Nicola entra in contatto con una clientela di prim'ordine di scrittori e giornalisti, persone difficili da avvicinare al di fuori dei circuiti letterali. 

L'incontro con Giovannino Guareschi, ai tempi direttore del “Candido” - il settimanale umoristico protagonista della cultura italiana del dopoguerra - fu una grandissima emozione. Non era un uomo noto per la sua eleganza, tutt'altro, amava vestire abiti semplici, da lavoro. Furono le origini contadine comuni e la forte nostalgia per la terra ad accomunare queste due anime fin dal primo incontro. Di questo parlarono a lungo. “Il grande scrittore e il giovane sarto trovarono un punto di accordo sul quale costruire un rapporto”.

Gli commissionò un cappotto: fustagno fuori e pelliccia dentro. Impararono a conoscersi e ad apprezzarsi. Fino al successo internazionale di Don Camillo.
Caro Nicola, lo devo a te se ho fatto colpo a Parigi ...” gli disse Guareschi al rientro dalla presentazione ufficiale del primo film, allungando l'articolo del giornale francese che si soffermava sull'eleganza dello scrittore. Una pubblicità che ben presto portò Nicola Martinelli ad essere uno dei sarti più noti di Milano.

E poi il premio Forbici d'Oro nei primi anni 50. Una rosa di 20 candidati selezionati tra oltre 500 concorrenti provenienti da tutta Italia. Per ben due volte Nicola Martinelli ricevette il diploma di merito, attestato che contribuì ad accrescere ancor più velocemente la sua fama. 

Ma lo stress e la frenesia della vita milanese intaccarono la sua salute, tanto da costringerlo a tornare a vivere nel suo paese natale, nel 1960. Il grande sarto Nicola Martinelli, il modellista degli intellettuali e dei politici milanesi torna a Sandrà con una nuova sfida da affrontare: applicare ai prodotti industriali il lavoro raffinato che si usava in sartoria, per ottenere abiti di ottima qualità per la grande distribuzione. Una produzione in scala, quindi, ma di classe, con quel tocco unico che hanno i capi da boutique.

Da qui in poi le società Martinelli entrano a far parte del tessuto produttivo di quest'area del veronese. Al suo fianco in questi anni di successi la moglie Angela, e tanti animali, cani e gatti. “Gli animali sono pietre miliari nell'esistenza, scandiscono con il loro essere discreto e pieno di amore il passaggio dei nostri giorni sulla terra”.

Ancora oggi, percorrendo le strade che fiancheggiano il lago di Garda dove le imprese Martinelli continuano a lavorare con l'ambizione e la creatività che hanno contraddistinto il capostipite, è bello pensare a quell'uomo timido e silenzioso, dagli occhi generosi e profondi velati di malinconia, quella del ricordo della fatica: l'apprendistato dall'irreprensibile Carlo Negri, il lavoro da sarto in cambio di una coscia di pollo, il primo abito da sposa confezionato con camicie militari, le vicende da disertore, la fine della guerra.

Nicola Martinelli fa parte di quel manipolo di “professionisti silenziosi” che hanno contribuito in modo straordinario a tenere in piedi il Nostro Paese, a renderlo migliore.”
(liberamente tratto da Il sarto di Guareschi, Roberto Allegri - Ancora Ed. 2007).